Per la promozione delle imprese culturali e creative

Il nuovo testo della proposta di legge, approvata il 26 settembre 2017 alla Camera dei deputati in prima lettura, è finalizzato a rafforzare e qualificare l’offerta culturale nazionale e a promuovere e sostenere l’imprenditorialità e l’occupazione, in particolare giovanile, mediante il sostegno delle imprese culturali e creative.

Il nostro Paese è si quello che ha la massima densità di siti Unesco del mondo, dotato di un primato indiscusso dal punto di vista culturale, storico ed artistico, ma è anche quello che più deve dotarsi degli strumenti per far sì che questo potenziale identitario sia un volano forte per la crescita e lo sviluppo

Secondo il “Rapporto 2017 Io sono cultura” (Symbola – Fondazione per le qualità italiane), al sistema culturale e creativo si deve il 6 per cento della ricchezza prodotta in Italia, pari a circa 89,9 miliardi di euro; risorse a cui va aggiunto l’ulteriore effetto moltiplicatore che esso è in grado di produrre sul resto dell’economia, per un totale complessivo pari a quasi 250 miliardi di euro, dando lavoro a più di un milione e mezzo di persone.

L’articolo 1 stabilisce innanzitutto i requisiti che devono essere posseduti da un’impresa, pubblica o privata, per essere qualificata culturale e creativa.

–          avere per oggetto sociale l’ideazione, la creazione, la produzione, lo sviluppo, la diffusione, la conservazione, la ricerca e la valorizzazione o la gestione di prodotti culturali (beni, servizi e opere dell’ingegno inerenti alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, allo spettacolo dal vivo, alla cinematografia e all’audiovisivo, agli archivi, alle biblioteche e ai musei, nonché al patrimonio culturale e ai processi di innovazione ad esso collegati)

–           avere sede in Italia, ovvero in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché si abbia una sede produttiva, una unità locale o una filiale in Italia;

–           svolgere un’attività stabile e continuativa.

L’articolo 2 dispone che, per lo svolgimento delle attività di perseguimento dell’oggetto sociale, le imprese culturali e creative possano chiedere la concessione di beni demaniali dismessi, con particolare riferimento a caserme e scuole militari inutilizzate, non utilizzabili per altre finalità istituzionali e non trasferibili agli enti territoriali (c.d. federalismo demaniale). I beni potranno essere concessi per un periodo non inferiore a 10 anni, a un canone mensile non superiore a € 150, con oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria a carico del concessionario.

Il dossier completo sui contenuti del decreto legge

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