Introduzione del reato di propaganda fascista

L’esigenza di tutela delle istituzioni democratiche non viene erosa dal decorso del tempo, come dimostrano i frequenti episodi ove sono riconoscibili rigurgiti di intolleranza ai valori dialettici della democrazia e al rispetto dei diritti delle minoranze etniche o religiose.

Sostiene, così, la Corte di Cassazione (Cass. pen. Sez. I, Sent. 12-09-2014, n. 37577) che «nulla autorizza a ritenere che il decorso di ormai molti anni dall’entrata in vigore della Costituzione renda scarsamente attuale il rischio di ricostituzione di organismi politico-ideologici aventi comune patrimonio ideale con il disciolto partito fascista o altre formazioni politiche analoghe».

Da qui, da questo pericolo sempre attuale, nasce il presupposto per l’approvazione, in prima lettura alla Camera il 12 settembre 2017, della proposta di legge, a prima firma di Emanuele Fiano (PD), che inserisce nel codice penale il nuovo reato di “propaganda del regime fascista e nazifascista”.

Il nuovo articolo 293-bis del codice penale punisce, con la reclusione da 6 mesi a 2 anni, la propaganda del regime fascista e nazifascista. Le condotte penalmente rilevanti sono, da un lato, la propaganda di contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco ovvero dei relativi metodi sovversivi del sistema democratico, fatta anche attraverso la produzione, la distribuzione, la diffusione e la vendita di beni che raffigurino persone, immagini o simboli ad essi chiaramente riferiti, dall’altro, la propaganda fatta attraverso il richiamarne pubblicamente la simbologia o la gestualità. Prevista un’aggravante, che aumenta la pena di un terzo, se la propaganda viene fatta tramite internet.

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