Stop al finanziamento delle mine antipersona

Sono prima di tutto i bambini le vittime delle mine antipersona e delle cosiddette bombe a grappolo presenti in numerosi Paesi anche molti anni dopo la conclusione dei conflitti che avevano indotto a collocare tali ordigni sul territorio. Ed è per questo che affrontare il tema ha una duplice valenza, morale e civile.

L’Italia, in questi anni, è stata capace di passare dall’essere il maggior Paese produttore ed esportatore di mine, ad uno dei Paesi maggiormente impegnato al mondo nella messa al bando di queste armi. La legge, approvata definitivamente dalla Camera il 3 ottobre 2017, va inquadrata quindi in linea di continuità sostanziale con i provvedimenti adottati fino ad ora e ha l’obiettivo di estendere il campo di azione e di controllo già compiutamente definito dalle leggi 106/1999 e 95/2011, introducendo il divieto di finanziamento e di sostegno alle imprese produttrici di mine antipersona, munizioni e submunizioni cluster da parte delle banche e degli altri soggetti operanti nel settore finanziario.

Gli istituti di credito italiani, a differenza di altri istituti stranieri, non sono coinvolti direttamente in finanziamenti alle produzioni di queste armi ma, pur dotandosi, in alcuni casi, di policy stringenti, non riescono ad assicurare che realtà presenti in alcuni Fondi – non direttamente gestiti – possano effettivamente escludere società coinvolte nella produzione di tali armi, bandite nel nostro Paese, ma prodotte ancora in Paesi terzi. La ratio della legge approvata è proprio questa: evitare che il divieto di produzione di queste armi bandite sul territorio nazionale possa essere aggirato attraverso sofisticati meccanismi finanziari che ne facilitano la produzione nei territori esteri.

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